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Il più grande trasferimento di ricchezza nella storia d’Italia

IN BREVE

  • Che cosa succederà al patrimonio degli italiani entro il 2043? Una cosa mai vista prima.
  • Ha a che fare con la ricchezza dei baby boomers, ma anche con la “povertà” dei giovani adulti di oggi.
  • Vediamo che cosa ci aspetta e perché e, come sempre, partiamo dai numeri.


La ricchezza media pro-capite dei componenti delle famiglie con over 65 come persone principale è di 127.299 euro, che salgono a 171.596 se consideriamo l’aggiornamento di metodologia di calcolo della ricchezza di Banca d’Italia. Nei prossimi 20 anni, quando i 60enni di oggi raggiungeranno l’età di 80 anni circa, questa enorme massa di patrimonio e di denaro (case, titoli, liquidi, proprietà, ecc…) passerà di mano agli eredi per un semplice motivo anagrafico.


LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEGLI ANNI

Patrimoni pro capite in base all'età del capofamiglia - Dati in Euro
Fonte: Banca d'Italia

Un trasferimento di ricchezza che non ha eguali nella storia italiana, che può mettere in crisi chi non ha mai avuto a che fare con risorse così ingenti, dato che la ricchezza dei 30enni, la classe d’età che erediterà, è pari a soli 50mila euro (78.843 con la nuova metodologia). Per gestire questo passaggio che ha dell’epocale occorre essere preparati per tempo, non farsi cogliere di sorpresa e pensare ora alla destinazione migliore del patrimonio ereditato. Ma quanti saranno, domani, gli eredi dei baby boomer di oggi? E quanto erediteranno?


Cosa succederà nei prossimi 20 anni al patrimonio degli italiani

I baby boomer italiani, quelli che sono sulla soglia del 60 anni, sono il 30,7% degli italiani: in nessun altro luogo del Continente viene superata la soglia del 30%. Quelli con 65 anni e più sono 14 milioni e 51mila, pari al 23,8% degli abitanti complessivi, ancora una volta la percentuale più alta in Europa, in cui la media è del 21,1%. Ma gli ultra 80enni, che sono nell’età nella quale la maggioranza della popolazione muore, sono il 7,6% degli abitanti ed è un altro record, visto che la media europea è il 6,1%. E i potenziali eredi? Sono eccezionalmente pochi: basta guardare un indicatore chiamato “tasso di dipendenza degli anziani” che mostra il rapporto tra quanti hanno 65 anni e oltre e quanti hanno tra i 15 e i 64 anni: in Italia è del 37,5%, non solo (ancora una volta) il più alto d’Europa ma anche il più alto nella storia d’Italia. Mai così pochi erediteranno così tanto da così tante persone. Una concentrazione di ricchezza mai vista prima.
Si, ma quanto erediteranno? Per rispondere a questa domanda bisogna guardare alla distribuzione dei patrimoni che è decisamente asimmetrica.


Il patrimonio netto dei più anziani è 2,5 volte quello dei 30enni

I 20 anni tra i primi anni ’90 e i primi anni 2010 sono stati caratterizzati da una crescita del gap tra la ricchezza degli italiani più giovani e quella degli italiani più anziani. I dati della Banca d’Italia sono eloquenti: nel 1991 la ricchezza pro capite delle famiglie con persona di riferimento tra i 31 e i 40 anni, 24.685 euro a prezzi costanti, era il 38,6% in meno di quella del segmento degli over 65, che ammontava a 40.235 euro. Nel 2010 il patrimonio dei trentenni era salito mediamente a 63.608 euro, mentre quello dei più anziani a 154.455 euro, ovvero 2,4 volte in più. Nel 2020 questo gap è ulteriormente cresciuto a 2,5 volte.  Ad aumentare in modo rilevante, tra l’altro, sono stati anche gli asset dei 51-65enni, ma non quelli delle famiglie degli under 50.

Le ragioni le sappiamo, nel tempo i redditi da pensione e quelli dei dipendenti statali (più anziani della media) sono cresciuti di più di quelli da lavoro, e per un certo periodo anche il valore degli immobili, in mano soprattutto alle generazioni più anziane, è salito sia in termini reali sia rispetto ai salari. Dopo la crisi del 2009-2012 in parte le cose sono cambiate, vi è stato un calo generalizzato dei patrimoni, anche a causa della perdita di valore delle case ma il gap di ricchezza tra le generazioni non si è ridotto.
Veniamo a noi: considerando che ormai ben il 37,7% dei nuclei familiari, 9,7 milioni in totale, sono composti prevalentemente da persone con 65 anni o più e che la ricchezza media di ognuno di essi è di 289.186 euro (attenzione: qui parliamo della ricchezza della famiglia, non dei suoi componenti), parliamo di 2.805 miliardi che verranno trasferiti tramite eredità entro i prossimi 20 anni. Possiamo aggiungere al conto anche le 5,3 milioni di famiglie composte soprattutto da 55-64enni e, immaginando che il loro patrimonio medio non sia inferiore a quello dei 51-64enni (quasi 477mila euro) la cifra aumenta di altri 2.528 miliardi, arrivando a 5.333 miliardi di euro.


Un patrimonio da non sprecare e fare fruttare

Appare chiaro come, di fronte alla crescente presenza di figli unici o di anziani senza prole i trasferimenti ereditari saranno concentrati in un numero inferiore di nuclei familiari, i quali riceveranno mediamente più di quanto non sia avvenuto negli anni passati.

I patrimoni ereditati costituiranno una porzione sempre più ampia di quelli a disposizione e sarà decisivo farli fruttare, soprattutto se consideriamo che sono sempre meno immobili: tra il 2010 e il 2020, infatti, il valore delle attività reali nelle mani delle famiglie italiane è sceso del 21,2%, mentre quello delle attività finanziarie è aumentato del 39,2%.

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